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L'assistenza sanitaria su strada: il punto della situazione

Nella città di Roma, nell’anno 2016 sono stati stimati circa 3000 senza fissa dimora, 50.000 in tutta Italia (stime della comunità di S.Egidio), per i quali svariate associazioni di volontariato e non, tra le quali la Croce Rossa Italiana, hanno messo in campo molteplici risorse, sia dal punto di vista umano, che professionale. Nel periodo compreso tra fine dicembre ed inizio gennaio, durante i servizi SASFiD (Servizio Assistenza per i Senza Fissa Dimora) proposti dai vari comitati locali della Croce Rossa Italiana e dall’area metropolitana, i sanitari impiegati (Medici, Infermieri ed IIVV), si sono trovati a fronteggiare le più comuni patologie legate al clima rigido, oltre che quelle ad andamento stagionale, e le classiche patologie di tipo cronico-degerativo.

Les Miserables- Foto scattata a Praga nel 2013

I comitati locali che garantiscono i servizio di assistenza per i senza fissa dimora su Roma allo stato attuale sono nove, tuttavia non tutti garantiscono assistenza sanitaria, anche se le esigenze sono molteplici. Nelle varie uscite invernali di quest’anno e non solo, nei punti a maggior afflusso di assistiti, ovvero Piazza S.Pietro, Stazione Termini, Stazione Tiburtina e Stazione Ostiense, sono stati stimati circa 100 interventi sanitari complessivi ad ogni uscita (35 Stazione Termini, 25 Stazione Ostiense, 20 Piazza S.Pietro, 20 Stazione Tiburtina), ai quali vanno sommati gli interventi eseguiti nelle zone periferiche e a densità inferiore (tra i 5 e i 25 interventi sanitari per ogni comitato locale durante ogni uscita). Dati alla mano si può stimare che in tutta Roma, nel periodo invernale (da fine dicembre a fine marzo) , a pieno regime, possano essere necessari circa 2800 interventi sanitari su una media di circa 300-600 assistiti (10-20% della popolazione senza fissa dimora).

Il grafico rappresenta l’andamento stagionale degli interventi di un singolo comitato locale che batte una zona centrale di Roma (Zona S.Pietro-Aurelia); dati provenienti da uno studio retrospettivo eseguito nel 2014 che dimostrano una prevalenza dei mesi invernali per quanto concerne il numero di interventi sanitari su strada.

Gli homeless sono soggetti a rischio di patologie complesse, multiformi e multifattoriali, causate dalla loro esposizione a fattori di rischio quali malnutrizione, alcolismo, utilizzo di sostanze illecite e scarsa igiene. Loro fronteggiano molte difficoltà nell’accedere alle prestazioni sanitarie pubbliche e nella maggior parte dei casi si recano nel pronto soccorso durante le acuzie. Un problema che spesso ci si trova ad affrontare, soprattutto durante l’inverno, e, a maggior frequenza tra gli assistiti dediti all'alcool, è quello dell’ipotermia, ovvero la riduzione della temperatura corporea.

Tra Dicembre e Febbraio, i servizi sanitari a favore dei senza fissa dimora sono maggiormente orientati alla somministrazione di farmaci anti infiammatori ed antibiotici, per la comparsa di patologie infettive, prevalentemente di tipo respiratorio (faringiti, tonsilliti, polmoniti, bronchiti, sinusiti). L’utilizzo ripetuto degli stessi abiti o lo scambio di coperte e sacchi a pelo inoltre, favorisce il propagarsi di patologie infettive cutanee, come la scabbia e la pediculosi. La riduzione della temperatura ambientale, costringe i clochard a cercare riparo in luoghi al coperto, come stazioni metro, chiese, dormitori, stazioni di servizio oppure ospedali per scampare alle intemperie; non a caso la maggior parte dei decessi su strada si riscontra in questo periodo. Per combattere il freddo inoltre, alcuni assistiti tendono a dedicarsi all'alcool più di quanto non facciano nei periodi estivi, con conseguente stato soporoso che impedisce loro di reagire al freddo in maniera appropriata.

Come più volte osservato, è buona norma, durante i servizi invernali a favore dei senza fissa dimora, somministrare bevande calde e cibi ad alto contenuto calorico, verdure ed eventualmente integratori vitaminici (al fine di combattere le disvitaminosi soprattutto del gruppo B, largamente presenti tra gli alcolisti), oltre che distribuire coperte e vestiti qualora presenti, senza tralasciare i ricambi di biancheria intima, spesso difficili da trovare su strada. A questo, si aggiungono ovviamente, la lunga lista di patologie di tipo cronico-degenerativo, che durante l’inverno si riacutizzano, come il piede diabetico, una delle complicanze maggiori del Diabete Mellito, sia di tipo 1 che di tipo 2, che è una patologia tanto frequente quando problematica da gestire su strada, non a caso, i pazienti che necessitano un maggior numero d’interventi nel tempo, sono quelli che devono essere sottoposti a terapie per patologie croniche, come appunto diabete ed ipertensione. La neuropatia (ulcera neuropatica), e la vasculopatia (ulcera ischemica) diabetica, sono le cause primarie delle ulcere agli arti inferiori, e richiedono medicazioni periodiche con uno stretto controllo glicemico. Gli homeless affetti da ulcere diabetiche agli arti inferiori incontrano enormi difficoltà nella gestione della loro patologia, ed un servizio sanitario itinerante, in talune situazioni può aiutarli a ridurre le loro sequele sintomatologiche. L’assistenza sanitaria su strada ha inoltre il delicato compito, qualora attivata in maniera capillare, di identificare, segnalare ed eventualmente trattare oppure ospedalizzare le malattie infettive diffusibili, concorrendo assieme alle aziende sanitarie locali alle funzioni di sanità pubblica, con conseguenti ripercussioni positive sull’inevitabile utilizzo del pronto soccorso da parte di questi soggetti e sulla diffusione di patologie infettive tra la popolazione.

AUTORE DELL’ARTICOLO: Dott. Marco Matteoli, medico chirurgo, specialista in diagnostica per immagini e medico volontario della Croce Rossa Italiana.

Bibliografia

[1] Matteoli, M., Scaringi, C., Bracci, S., Carella, P., Fruttaldo, L., Laurenza, M. and Angeloni, U. (2014). Four Years of Voluntary Health Service among Homeless Persons in Rome. Open Journal of Social Science Research, 1(6), pp.146-153.

[2] Hwang Sw, Bugeja Al: Barriers to appropriate diabetes management among homeless people in Toronto. CMAJ 163: 161, 2000.

[3] Matteoli, M., Scaringi, C., Carella, P., Fruttaldo, L., Angeloni, U. and Laurenza, M. (2015). A Mobile Health Service to Manage Diabetic Foot in Homeless Patients. Journal of the American Podiatric Medical Association, 105(5), pp.424-428

[4] Van der Ploeg, G., Goslings, J., Walpoth, B. and Bierens, J. (2010). Accidental hypothermia: Rewarming treatments, complications and outcomes from one university medical centre. Resuscitation, 81(11), pp.1550-1555.

[5] http://www.lamedicinadellapoverta.com/blog

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